TAN: il tasso “puro” che determina gli interessi
Il TAN (Tasso Annuo Nominale) è il tasso di interesse applicato al capitale che ti viene prestato. In pratica indica “quanto costa” il denaro, al netto delle spese accessorie. È espresso su base annua, ma viene poi tradotto in rate mensili (o con altra periodicità) secondo il piano di ammortamento.
Una definizione semplice: il TAN è il prezzo degli interessi, non il prezzo complessivo del finanziamento. Per questo può risultare attraente in pubblicità o nelle prime righe di un preventivo, ma da solo non basta per capire quanto pagherai davvero.
Esempio concreto: se chiedi 10.000 euro e il TAN è del 7%, gli interessi vengono calcolati su quella base (con le regole del piano rateale). Tuttavia, se al prestito si aggiungono spese di istruttoria, incasso rata o assicurazioni obbligatorie, il costo effettivo sale: ed è qui che entra in gioco l’altra sigla.
TAEG: il costo totale del prestito, espresso in percentuale
Il TAEG (Tasso Annuo Effettivo Globale) rappresenta il costo complessivo del finanziamento su base annua, includendo non solo gli interessi (quindi il TAN), ma anche molte spese collegate all’erogazione e alla gestione del prestito.
Definizione operativa: il TAEG è un indicatore sintetico che serve per confrontare offerte diverse in modo più corretto, perché prova a mettere nello stesso numero ciò che altrimenti sarebbe disperso tra commissioni e costi “di contorno”. In un preventivo ben fatto, il TAEG è spesso la riga che più si avvicina alla risposta alla domanda: “Quanto mi costa davvero?”
Attenzione: non tutte le spese possibili entrano sempre nel TAEG allo stesso modo. Alcuni costi sono inclusi solo se obbligatori per ottenere il prestito alle condizioni proposte. È il motivo per cui, oltre al TAEG, conviene leggere il dettaglio delle voci.
Cosa include (di solito) il TAEG e cosa può restare fuori
In linea generale, nel TAEG rientrano gli interessi e molte spese “tipiche” del finanziamento. Tra le voci più comuni che incidono:
- spese di istruttoria e apertura pratica;
- commissioni di incasso rata o costi di gestione periodica;
- imposte e oneri richiesti per l’attivazione, se previsti dal contratto;
- costo di eventuali servizi obbligatori per ottenere quell’offerta (quando applicabile).
Possono invece restare fuori (o incidere solo in certe condizioni) costi legati a servizi facoltativi o a eventi successivi: ad esempio una polizza non necessaria ai fini dell’erogazione, penali o spese dovute a inadempimenti, oppure costi legati a scelte successive del cliente. Per evitare sorprese, è utile verificare se l’offerta richiede una copertura assicurativa come condizione: in quel caso, l’impatto sul costo totale è tutt’altro che marginale.
Come usare TAN e TAEG per confrontare due offerte senza farsi ingannare
Quando confronti prestiti con importo e durata simili, il TAEG è la bussola più affidabile. Due offerte possono avere lo stesso TAN, ma TAEG diversi: significa che una delle due carica più costi accessori. Viceversa, un TAN leggermente più alto può essere compensato da spese più basse, producendo un TAEG migliore.
Un metodo pratico, rapido ma efficace:
- verifica che importo e durata siano equivalenti;
- confronta il TAEG come indicatore principale;
- leggi le voci di costo: istruttoria, incasso rata, eventuali commissioni;
- controlla se ci sono condizioni “a scadenza” (ad esempio tassi promozionali) e come cambia il costo nel tempo.
Un dettaglio che spesso fa la differenza è la frequenza e il metodo di addebito delle rate: non cambia la matematica del tasso, ma può incidere su spese ricorrenti e sulla gestione quotidiana. Anche per questo il confronto va fatto sullo stesso “formato” di prodotto, non solo sul numero in percentuale.
Mutui e prestiti: le sigle sono uguali, ma le domande cambiano
TAN e TAEG compaiono sia nei prestiti personali sia nei mutui, ma l’attenzione del consumatore tende a spostarsi. Nel mutuo, oltre al costo del denaro, entrano in gioco spese tecniche e notarili, tempi, eventuali perizie e assicurazioni sull’immobile. Questo non significa che il TAEG sia meno importante: significa che va letto insieme al quadro complessivo, perché la casa porta con sé costi che non sempre sono “tutti dentro” lo stesso indicatore.
Nei prestiti più brevi, invece, il TAEG è spesso il campo di battaglia principale: una differenza anche di pochi decimi può pesare in modo sensibile quando le spese fisse sono alte rispetto all’importo richiesto. In altre parole, su cifre piccole i costi “una tantum” incidono di più, e il TAEG tende a rivelarlo meglio del TAN.
Piccole “notizie di colore”: perché le sigle creano ancora confusione
Nonostante siano indicate nei documenti informativi, TAN e TAEG continuano a essere fraintesi per un motivo semplice: il cervello ama i numeri più bassi. Un TAN basso è immediato, mentre il TAEG richiede un minimo di attenzione al contesto. Inoltre, alcune offerte sono costruite in modo da rendere molto visibile il tasso e meno evidente la somma dei costi accessori, che magari sono distribuiti tra più voci.
Per orientarsi, può aiutare consultare fonti istituzionali che spiegano criteri e definizioni in modo neutrale. Una guida utile è quella della sezione sulla trasparenza bancaria, dove si trovano riferimenti e chiarimenti su documentazione e indicatori di costo.
Alla fine, la regola più concreta è questa: se devi scegliere in fretta, guarda il TAEG; se hai tempo, guarda il TAEG e poi “smonta” le spese per capire cosa stai pagando e perché. È un passaggio che richiede pochi minuti, ma può evitare la classica sensazione di aver accettato un’offerta buona “sulla carta” e meno buona nel conto finale.
Le informazioni fornite hanno finalità divulgative e non costituiscono consulenza finanziaria; prima di sottoscrivere un prestito o un mutuo è opportuno verificare condizioni, costi e documentazione contrattuale e valutare la propria situazione con un professionista.